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La Serie A «in bolletta»: la Figc non riscuoterà le tasse nei termini stabiliti

IL MANIFESTO (N. SELLITTI) - Il sistema calcio non regge. Nonostante negli ultimi mesi il copione dei club di Serie A sia stato eseguito alla perfezione, tra tagli ai costi, stipendi spalmati, abbassamento del monte ingaggi, quasi tutti si dichiarano «in bolletta», e anche stavolta arriva il salvagente. L a Figc infatti non riscuoterà tasse e contributi. È stato rinviato — sarebbero scaduti i termini il 30 settembre, mentre per la Serie B e C il gong sarebbe scoccato domani — il saldo che i club della massima serie avrebbero dovuto corrispondere, versando tanti milioni nelle casse della federazione (e quindi del Governo). Non ci sono soldi, dicono i club, non c'è liquidità e in verità più di qualcosa si era intuito anche nella sessione estiva di mercato, tra prestiti gratuiti e cessioni di atleti solo per sgravarsi degli stipendi a libro paga. Eppure a maggio la Figc era stata chiara, almeno per una volta, imponendo per la A lo slittamento di tasse e contributi a fine settembre, così da consentire alle società boccheggianti di iscriversi al campionato (quello ora in corso) anche avendo saldato le spettanze degli atleti sino alla fine del 2020, mentre la mensilità di giugno sarebbe slittata a settembre, assieme appunto a tasse e contributi. Sarebbe stata l'ultima deroga, si disse. Invece, nulla di fatto, serve più tempo per rimettere fieno in cascina. Eppure la Serie A, stritolata dalla crisi finanziaria solo in parte da attribuire alla pandemia, tra stadi vuoti e sponsor che investono al ribasso, ha goduto di una moratoria fiscale di un anno. In pratica, senza controlli per tutta la passata stagione, anche di più. E tutti i proprietari dei club di A erano a conoscenza del fatto che in caso di mancati pagamenti sarebbero piovute penalizzazioni, punizioni esemplari. O meglio, la sceneggiatura recapitata dalla federcalcio era questa, con la consapevolezza che il copione sarebbe poi cambiato, che quegli svariati milioni di euro in tasse e contributi nelle casse non sarebbero comparsi all'improvviso. Certo, siamo all'ennesima figuraccia, una prova di inaffidabilità non solo dei club, ma anche della federazione. Il pagamento nei tempi prestabiliti era e sarebbe ancora la prova della revisione delle priorità, ovvero prima i conti in ordine, poi operazioni sul mercato e non solo. Nulla di fatto, il sistema anche stavolta non ha retto (eufemismo). Stavolta il salvagente non è neppure a tempo determinato, una data per il saldo di tasse e contributi maturati da marzo non è ancora stata stabilita . Nel frattempo per i club potrebbe arrivare aria fresca dalla vendita dei biglietti dopo la riapertura parziale degli stadi e in questa direzione va anche letto l'appello della Figc a lavorare per l'affluenza al 100% negli impianti. Ma per immettere liquidità nel sistema il presidente federale Gabriele Gravina sta spingendo sul governo per un intervento con sussidi per il calcio e lo sport italiano in generale
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