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Delvecchio si racconta: “Con Totti una vita di ricordi. Mazzone uomo spettacolare. E la profezia di Capello…”

Delvecchio si racconta: “Con Totti una vita di ricordi. Mazzone uomo spettacolare. E la profezia di Capello…”

Marco Delvecchio, indimenticabile protagonista dello scudetto del 2001 e uomo simbolo dei derby capitolini, si racconta in un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. “SuperMarco” ripercorre gli anni d’oro in giallorosso: dal rapporto speciale con Carlo Mazzone e Francesco Totti alle fatiche tattiche richieste da Fabio Capello, fino alla nascita della sua iconica esultanza con le […]

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Marco Delvecchio, indimenticabile protagonista dello scudetto del 2001 e uomo simbolo dei derby capitolini, si racconta in un’intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport. “SuperMarco” ripercorre gli anni d’oro in giallorosso: dal rapporto speciale con Carlo Mazzone e Francesco Totti alle fatiche tattiche richieste da Fabio Capello, fino alla nascita della sua iconica esultanza con le mani dietro le orecchie e alla nuova carriera nel settore immobiliare.

Dica la verità: si vergognava di fare il calciatore?
“No, non era vergogna. È vero, lo avevo nascosto alla mia ex moglie, ma perché non volevo che si avvicinasse a me solo perché ero un giocatore di Serie A…. dovevo capire se ci fosse altro”. (…)

Ad accoglierla nella Capitale c’è Carlo Mazzone.
“Mazzone era un uomo spettacolare. Appena arrivato mi disse: “Davanti abbiamo due fenomeni, Balbo e Fonseca, e poi dietro c’è un ragazzino fortissimo che vuole giocare titolare. Tu ti ritaglierai il tuo spazio“. Quel ragazzino era Francesco. Io pensai: “E allora che sono venuto a fare?“. Poi le cose andarono diversamente”.

Mazzone in un flash?
“Un uomo forte, deciso, ma anche pieno di ironia. (…) Quello era Carlo”. (…)

Da quei fischi nasce un’esultanza diventata iconica: le mani dietro le orecchie.
“Comincia per sfida: volevo far capire che il mio lavoro lo stavo facendo. Poi, dopo un confronto con i tifosi a Trigoria, quel gesto cambiò significato. Non era più per sentire i fischi, ma l’esultanza della gente. È diventato il mio modo di celebrare la Roma”. (…)

E in quei derby c’era sempre un avversario che sembrava soffrirla più degli altri: Nesta.
“Alessandro era un difensore molto corretto e questo mi avvantaggiava. (…) Quando ci incontravamo in Nazionale lo prendevo spesso in giro, ma lui mi rispondeva: ‘Tu sei diventato famoso grazie a me‘”. (…)

In fondo quella partita racconta anche un’altra storia: quella sua e di Francesco Totti.
“Francesco è stato la costante di un’intera epoca. La bandiera e l’ottavo re di Roma. Il più grande giocatore con cui abbia mai giocato. Insieme abbiamo condiviso una vita di ricordi”. (…)

Quell’intesa era stata decisiva per Capello soprattutto nell’anno dello scudetto.
“A luglio del 2000 Fabio mi chiamò e mi disse: “Quest’anno giocherò con Totti e Batistuta davanti, però tu devi farmi tutta la fascia. Solo così possiamo vincere lo scudetto”. Io accettai e lui ebbe ragione”.

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Se esistesse una macchina del tempo, dove tornerebbe?
“A Euro 2000. Rifarei quella finale contro la Francia identica, cambiando soltanto gli ultimi venti secondi. (…) Segnare in una finale europea con la Nazionale è stato straordinario. (…) Secondo solo all’addio alla Roma”.

Fonte: gasport

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