Bryan Zaragoza non è un’ala moderna nel senso più muscolare del termine. È, piuttosto, un esterno d’altri tempi: piede destro che parte da sinistra per rientrare, testa alta, palla incollata al piede e un’idea fissa in mente — puntare l’uomo.
I numeri lo raccontano senza giri di parole: 55 dribbling ogni 100 palloni toccati, primato assoluto nei top cinque campionati europei. Verticalità, accelerazioni secche, assist prima ancora del gol. Difendere? Non è il suo mestiere. E non lo sarà mai: fisicamente non è il classico esterno-corazziere che oggi va di moda.
Ed è proprio qui che entra in scena Gian Piero Gasperini. L’allenatore della Roma lo ha studiato, analizzato, “messo sotto la lente” per giorni a partire da metà gennaio, prima di dare il via libera definitivo all’operazione. Non un colpo casuale, ma un profilo scelto per spaccare le partite, per cambiare ritmo e inerzia quando serve.
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Anche la formula dell’affare lo racconta bene: prestito oneroso da 2 milioni, obbligo di riscatto a 13 legato alle presenze (70% da almeno 45 minuti) e all’eventuale qualificazione in Champions. Traduzione: Zaragoza non è pensato per fare il quinto a tutta fascia, ma per entrare e fare male.
Certo, qualcosa va rifinito. Le cifre della carriera, fin qui, sono discrete ma non scintillanti — 22 gol e 13 assist in 167 presenze — e alcune scelte negli ultimi metri possono migliorare. Ma il talento non è in discussione, così come non lo è la fiducia dell’allenatore. Con il suo arrivo, almeno per questa stagione, l’attacco giallorosso è completo: a destra Soulé e Dybala, a sinistra Pellegrini, El Shaarawy e ora Zaragoza, davanti Malen, Vaz e Ferguson.
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Fonte: Il Messaggero
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