IL TEMPO (F. BIAFORA) - Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Gasperini si è presentato nella sala stampa di Trigoria dopo giorni di riunioni e di tensioni, scegliendo di affrontare subito l'argomento Ranieri, senza nascondere la testa sotto la sabbia: « C'è stata questa intervista che ha creato tutta questa situazione. È stata veramente una sorpresa incredibile perché non c'è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri. È stata veramente inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni aggressivi da parte sua. Non ho voluto rispondere, creare danni o difficoltà alla squadra e rispettando il pubblico ».
Lo scontro fratricida con il senior advisor non ha però intaccato il lavoro settimanale fatto con il gruppo in vista della partita con l'Atalanta, una ancora e sfida che deciderà se la Roma potrà ancora credere nel dicosrso Champions League, sfruttando pure il ko del Como per agganciare momentaneamente la Juventus al quarto posto: « Zero alibi per tutti , è una partita importantissima, abbiamo cercato di spostare la concentrazione esclusivamente sul piano tecnico ».
Nonostante la richiesta di parlare soltanto della gara fatta nell'incipit iniziale , è pure lo stesso allenatore a spostare il piano del discorso sulle difficoltà vissute quest'anno, con un parallelo tra quanto accaduto in questi mesi nella Capitale e quanto invece vissuto nei suoi lunghi anni a Bergamo: « Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e sono contento di questa scelta. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione importantissima. In nerazzurro è stata una storia lunga, sono stato otto anni al Genoa, nove all'Atalanta vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta e che forse si può lavorare con me tanti anni. Ho - ha proseguito sull'obiettivo Champions - sempre pensato che era un qualcosa di possibile. Lo penso ancora oggi. Con un po' di idee in più - la stoccata sul mercato - avremmo avuto ancora più chance. È una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le chance di Champions ».
E ancora: « A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno, per poter far bene ». Nessuna parola sulla società giallorossa, mentre al contrario per quella bergamasca arrivano parole al miele: « A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, ha creato un clima ideale, soprattutto ha avuto la capacità di costruire una squadra forte nel tempo. C'è stato sempre un nucleo fortissimo, non solo di ragazzini e di giovani. Non è stato solo merito mio, molto lo ha avuto una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore ».
Poi il colpo di scena finale, che sorprende tutti: « Ad un certo punto questa sintonia è venuta meno, un po' perché è cambiata la proprietà, un po' perché non c'era più Antonio Percassi al quale ero sicuramente più legato.. ». La voce si rompe, l'emozione prende il sopravvento e Gasperini lascia la sala stampa, sbattendo anche la porta in lacrime. Il momento è stato certamente complicato, la tensione e il ricordo dell'Atalanta e di Percassi hanno avuto il sopravvento all'improvviso. Ma nessuna resa agli eventi: Gasp vuole andare avanti con convinzione, portando in alto il progetto Roma.
IL TEMPO (F. BIAFORA) – Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Ga…
IL TEMPO (F. BIAFORA) - Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Gasperini si è presentato nella sala stampa di Trigoria dopo giorni di riunioni e di tensioni, scegliendo di affrontare subito l'argomento Ranieri, senza nascondere la testa sotto la sabbia: « C'è stata questa intervista che ha creato tutta questa situazione. È stata veramente una sorpresa incredibile perché non c'è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri. È stata veramente inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni aggressivi da parte sua. Non ho voluto rispondere, creare danni o difficoltà alla squadra e rispettando il pubblico ».
Lo scontro fratricida con il senior advisor non ha però intaccato il lavoro settimanale fatto con il gruppo in vista della partita con l'Atalanta, una ancora e sfida che deciderà se la Roma potrà ancora credere nel dicosrso Champions League, sfruttando pure il ko del Como per agganciare momentaneamente la Juventus al quarto posto: « Zero alibi per tutti , è una partita importantissima, abbiamo cercato di spostare la concentrazione esclusivamente sul piano tecnico ».
Nonostante la richiesta di parlare soltanto della gara fatta nell'incipit iniziale , è pure lo stesso allenatore a spostare il piano del discorso sulle difficoltà vissute quest'anno, con un parallelo tra quanto accaduto in questi mesi nella Capitale e quanto invece vissuto nei suoi lunghi anni a Bergamo: « Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e sono contento di questa scelta. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione importantissima. In nerazzurro è stata una storia lunga, sono stato otto anni al Genoa, nove all'Atalanta vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta e che forse si può lavorare con me tanti anni. Ho - ha proseguito sull'obiettivo Champions - sempre pensato che era un qualcosa di possibile. Lo penso ancora oggi. Con un po' di idee in più - la stoccata sul mercato - avremmo avuto ancora più chance. È una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le chance di Champions ».
E ancora: « A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno, per poter far bene ». Nessuna parola sulla società giallorossa, mentre al contrario per quella bergamasca arrivano parole al miele: « A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, ha creato un clima ideale, soprattutto ha avuto la capacità di costruire una squadra forte nel tempo. C'è stato sempre un nucleo fortissimo, non solo di ragazzini e di giovani. Non è stato solo merito mio, molto lo ha avuto una società capacissima a operare in sintonia con l'allenatore ».
Poi il colpo di scena finale, che sorprende tutti: « Ad un certo punto questa sintonia è venuta meno, un po' perché è cambiata la proprietà, un po' perché non c'era più Antonio Percassi al quale ero sicuramente più legato.. ». La voce si rompe, l'emozione prende il sopravvento e Gasperini lascia la sala stampa, sbattendo anche la porta in lacrime. Il momento è stato certamente complicato, la tensione e il ricordo dell'Atalanta e di Percassi hanno avuto il sopravvento all'improvviso. Ma nessuna resa agli eventi: Gasp vuole andare avanti con convinzione, portando in alto il progetto Roma.


