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La Roma all’esame di maturità

La Roma all’esame di maturità

Juventus-Roma non ha bisogno di presentazioni. Per quello che vale oggi e per quello che ha rappresentato ieri, soprattutto per una generazione cresciuta negli anni ’80, è una partita che si racconta da sola. Stavolta ancora di più, con Luciano Spalletti dall’altra parte, ex amatissimo e poi discusso, pronto a giocare il suo scherzetto natalizio […]

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Juventus-Roma non ha bisogno di presentazioni. Per quello che vale oggi e per quello che ha rappresentato ieri, soprattutto per una generazione cresciuta negli anni ’80, è una partita che si racconta da sola. Stavolta ancora di più, con Luciano Spalletti dall’altra parte, ex amatissimo e poi discusso, pronto a giocare il suo scherzetto natalizio anche se il calendario dice dicembre e non Halloween.

La classifica aggiunge pepe: non è un’ultima chiamata, ma poco ci manca. Per la Juventus, che in caso di ko scivolerebbe a meno sette. Per la Roma, che senza fare voli pindarici – come Gasperini ha giustamente imposto – sa benissimo che vincere a Torino aprirebbe scenari nuovi, e decisamente più ambiziosi.

Il punto è che finora, quando i giallorossi hanno provato il salto in avanti, sono sempre caduti all’indietro. A Milano col Milan, all’Olimpico contro Inter e Napoli: tre incroci con chi stava davanti, tre sconfitte. Fa eccezione solo il derby con la Lazio alla seconda giornata. Eppure, come ha ricordato Gasperini, sono stati spesso gli episodi a indirizzare quelle partite: il rigore sbagliato da Dybala, il contatto al limite su Koné, l’occasione fallita da Dovbyk con Sommer fuori causa. Dettagli che, se girati diversamente, oggi racconterebbero un’altra storia.

Storia che a Torino la Roma prova a riscrivere, pur consapevole di un dato che pesa come un macigno: negli ultimi tre anni è ultima per punti ottenuti negli scontri diretti contro le big. E tre anni non sono una casualità. A questo si aggiunge il tabù Stadium: una vittoria soltanto, ai tempi del Covid, più tredici sconfitte e due pareggi. Anche considerando l’Olimpico, negli ultimi dieci incroci con la Juve è arrivato un solo successo, firmato Mancini. Numeri che spiegano più di mille analisi.

Proprio Mancini sarà uno dei protagonisti più attesi. Dopo le polemiche per la lite con Ramon e Fabregas, il difensore si sposta idealmente dal centro delle chiacchiere al centro della difesa. Con Ndicka partito per la Coppa d’Africa, Gasperini pensa a Celik braccetto e a Mancini al fianco di Hermoso, in un assetto che cambia equilibri e responsabilità.

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Davanti, il ballottaggio resta apertissimo. Pellegrini è in vantaggio su Dybala, che può però insidiare anche Ferguson come riferimento offensivo. Ma il vero punto fermo ha un nome e un cognome: Matías Soulé. Gasperini si affida ancora a lui per provare a strappare punti pesanti. Per l’argentino, cresciuto nella Juve, è una partita speciale, con una sfida nella sfida contro Yildiz, ex compagno nella Next Gen e oggi capocannoniere della squadra di Spalletti.

Soulé è il presente. Il resto, probabilmente, è già futuro. Perché gennaio incombe e l’attacco della Roma rischia di essere profondamente ridisegnato. Prima, però, c’è Torino. E c’è una partita che può aumentare i rimpianti o finalmente cancellarli.

Fonti: Il Messaggero / Gazzetta dello Sport / Leggo

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