
Pichichi della Liga, protagonista della storica qualificazione in Champions con il Girona. Tutto sembrava perfetto. Ma com’è possibile passare da lì ad una papabile offerta arrivata dal Trabzonspor da appena 10 milioni di euro per Dovbyk? Una domanda che non trova una risposta semplice. Bisogna attenersi ai fatti. Al campo. Forse è l’unico elemento in grado di raccontare davvero la parabola dell’attaccante ucraino: dal successo in Spagna alle difficoltà in Italia. Dovbyk è arrivato a Roma per 35 milioni di euro. Un investimento importante, pensato per il presente e per il futuro. Soprattutto per i gol. E, facendo un primo bilancio, le reti non sono mancate nel primo anno: 17 gol in 45 presenze, 12 in 32 in campionato. Numeri non eccezionali, ma comunque discreti, considerando il tempo necessario per adattarsi e un contesto tattico non sempre offensivo, prima con Juric e poi con Ranieri. De Rossi, per il poco tempo a disposizione, non viene considerato in questo percorso. Quest’anno ci si aspettava il salto di qualità. Anche grazie a Gasperini, tecnico da sempre capace di valorizzare il reparto offensivo. E invece, la crescita non è arrivata. Anzi.
I motivi
Ad inizio stagione partiva indietro nelle gerarchie: c’era un raggiante Ferguson che aveva illuso tutti. L’irlandese si era preso la titolarità. Poi, però, è scivolato indietro. E in quel momento è tornato Dovbyk. Tornato, per modo di dire. Solo un sussulto nel pomeriggio autunnale contro il Verona. Poi, il nulla. Tante occasioni sprecate. E diversi errori da matita rossa. Un esempio? I rigori contro il Lille, ancora oggi nell’immaginario dei tifosi. In questa stagione ha disputato 14 partite, mettendo a referto soltanto 3 gol. L’ultimo contro il Lecce, nella gara che lo ha poi visto fermarsi per quasi tutta la stagione. Un episodio che, di fatto, ha complicato anche le prospettive future con la Roma. Nonostante non sia il profilo ideale per Gasperini, il tecnico piemontese ha comunque provato a dargli fiducia. Un tentativo per rilanciarlo e permettergli di ritagliarsi spazio in una stagione complicata. Operazione, però, fallita. E oggi quei 35 milioni investiti appena due anni e mezzo fa sembrano lontani. Il valore del giocatore si è dimezzato. E la Roma dovrà provare a limitare il più possibile le perdite.
Il futuro
Un prestito o un addio definitivo. Non sembrano esserci molte altre strade. Dovbyk ha le ore contate a Trigoria: Gasperini vuole un altro profilo come vice Malen. Vice, perché l’olandese si è preso quello spazio in attacco e non lo lascerà. Venderlo, però, significherebbe mettere a bilancio una perdita importante sull’investimento iniziale. Per questo, a Trigoria prende corpo anche un’altra ipotesi: un prestito secco o con diritto, magari in una squadra dove possa ritrovare continuità e fiducia. L’obiettivo è semplice: rivederlo segnare, rivederlo sorridere**. Poi si faranno altre valutazioni**. Resta anche il nodo stipendio. Dovbyk guadagna circa 3,5 milioni netti a stagione. Una cifra alta, non alla portata di tutti i club interessati. Nel frattempo si è fatta avanti la Turchia, con un’offerta da circa 10 milioni. Troppo poco, al momento, per un giocatore che la Roma ritiene ancora in grado di dare qualcosa. Forse non a Roma. Ma altrove sì.


