Radja Nainggolan è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Manà Sport. Queste le parole dell’ex centrocampista giallorosso.
Come stai? Ancora stai giocando…
“Ho fatto alcuni gol belli, avevo smesso per qualche mese ma mi mancava lo spogliatoio. Non avevo problemi e quindi perché smettere? Solo che ora ho altri obiettivi, gioco a casa con i giovani. Questa è la mia soddisfazione“.
Calarti in questa realtà è la stessa cosa rispetto a giocare a San Siro?
“Buona domanda, non è facile rispondere. Qui devi provare a vivere in un certo modo per giocare bene, a me non è successo. Mi spingeva il pensare di essere più forte così mi mettevo in mostra con avversari forti. Credo di essere stato uno dei centrocampisti più forti ai tempi della Roma ma anche ai tempi di Cagliari. Deve piacerti il gioco, a me piace e quindi continuo. Mi diverto quando gioco con i ragazzi dell’età di mia figlia, mi piace mettermi in mostra. Quando farò fatica sarà giusto smettere, ma per ora sto bene. Secondo me sono anche da prima divisione, ma sappiamo che ora si punta molto sui giovani“.
C’è qualcosa che a conti fatti avresti evitato?
“No, neanche l’approdo alla SPAL perché volevo aiutare De Rossi che ai tempi mi diede tanto. Poi dopo una settimana è andato via e sono rimasto fregato. L’esperienza più bella fu in Indonesia, per un fatto anche di origini. Avrei rifatto tutto“.
Ma tutti i calciatori moderni hanno questi valori?
“No, io per esempio non ho mai giocato per soldi pur avendoli guadagnati. Io credo nell’amicizia nel calcio, ma molti non sentono più nessuno dopo il ritiro. Io sento molti miei ex compagni, della Roma ma anche di Piacenza e Cagliari. Per me è più importante il lato umano, perché quando ti ritiri rimane quello“.
A proposito di ex compagni, per te il ritorno di Totti è una piacionata oppure ha ha senso?
“Parlo da suo amico e da persona neutrale. So che se si parla di Roma si parla di Totti. Sono stato all’Inter e lì c’era Zanetti vicepresidente, perché Totti non lo può fare? Con Totti ricresce il brand Roma, sarebbe interessante. Poi è un uomo di calcio, attaccato a Roma, non capisco perché non dovrebbe funzionare“.
Nainggolan in questa Serie A può giocare ancora?
“Qualitativamente sì, perché il livello è basso (ride, ndr). Prendendo la Roma di oggi, quale giocatore attuale avrebbe giocato ai tempi nostri? Non per attaccare i romanisti attuali, ma il livello generale è questo. Per dire, Holm è andato alla Juve e all’epoca c’era Dani Alves. Questa è la qualità di oggi“.
Ai tempi di Spalletti come andò il cambio di ruolo?
“La squadra è importante e lavoro per rendere la squadra più forte. Spalletti vide in me i gol e gli inserimenti, e mi mise dietro all’attaccante. Non era un ruolo alla Totti, ma dovevo fare prima pressione e fare gol/assist. Dovevo solo fare quello che facevo sempre ma facendo più gol“.
Ma se Koné vale 60 milioni, quale sarebbe stato il tuo valore?
“150. Io sono andato all’Inter per 37“.
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Cosa non ha funzionato?
“A me piace il popolo vero, le persone casarecce. Andavo alle osterie, io ero così. Preferisco stare in famiglia e fare due chiacchiere con i tifosi. A Milano sei sempre in competizione e non mi sentivo a mio agio. I tifosi dell’Inter mi hanno voluto bene e io voglio bene all’Inter, ma io ero uno che viveva fuori dal campo. La prima domanda fu se fossi contento di essere arrivato all’Inter e io ero più triste di aver lasciato Roma. Sono poi andato via. Mi sentivo una persona importante e all’epoca Monchi mi chiedeva dei prossimi giocatori“.
Questa è una bella investitura?
“Mi era successo con Sabatini, pensavo che anche Monchi fosse così. Poi vado in vacanza e mi arrivano delle chiamate dalla Turchia. Scopro poi tramite il mio agente che avevano dato mandato per cedermi. Allora decisi di andare da Spalletti. Non posso salutare uno che mi chiedeva quello che pensavo e poi voleva cedermi, ha fatto lo stesso con Dzeko ma lui aveva un altro carattere. Una persona così è una persona falsa“.
C’è il rimpianto di non aver vinto nulla a Roma?
“Sì, ma va detto che anche la Coppa Italia era difficile perché gli impegni erano tanti e molti non erano abituati. Il rimpianto c’è, non ho mai vinto niente e avrei voluto vedere la folla dopo un successo. Aver giocato la Champions per me è stata comunque una soddisfazione. Sì, la Roma ha vinto la Conferece League ma è come la Nations League, se dobbiamo inventare coppe per farle vincere è solo una roba di soldi“.
Chi chiami per giocare in porta? Alisson o Svilar?
“Svilar che è belga (ride, ndr). Alisson è il più forte, è educato e si fece un anno di panchina a Roma. Dopo due mesi parlava italiano, è il più forte portiere con cui ho giocato. Con Svilar ci ho già giocato a calcetto ad Anversa e abbiamo vicini in comune”.
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Fonte: Radio Manà Sport
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