L’addio tra Claudio Ranieri e la Roma non è stato né rapido né indolore. Dietro la separazione ufficializzata dal club si nasconde una frattura maturata nel tempo, esplosa nelle ultime settimane e chiusa solo dopo giorni di tensioni, confronti e tentativi falliti di trovare una soluzione condivisa.
Il punto di rottura risale alle dichiarazioni rilasciate da Ranieri prima della gara con il Pisa, considerate l’innesco della crisi. In quell’occasione, il senior advisor aveva lasciato intendere la possibilità di farsi da parte in caso di divergenze con la società. Una linea ribadita anche nei colloqui successivi con la proprietà, pur senza mai formalizzare dimissioni. Anzi, la posizione è rimasta ferma: nessun passo indietro volontario, ma disponibilità a lasciare solo in presenza di una scelta chiara del club.
La decisione è arrivata pochi giorni dopo, maturata rapidamente e comunicata direttamente dalla proprietà. I Friedkin hanno scelto di schierarsi, chiudendo il rapporto con Ranieri e puntando con decisione sull’allenatore. Da quel momento si è aperta la fase più delicata: la definizione dell’uscita.
Anche il comunicato ufficiale è stato terreno di scontro. Le parti hanno discusso a lungo sui contenuti, con Ranieri contrario ad alcuni passaggi, in particolare all’inserimento del riferimento all’allenatore. Il testo finale, privo della firma della proprietà, ha evidenziato una linea precisa: ringraziamenti per il lavoro svolto in panchina, ma nessun riconoscimento esplicito per il ruolo dirigenziale, accompagnati da un messaggio chiaro sulla direzione futura e sulla centralità del progetto tecnico.
Nel frattempo, sul piano personale, Ranieri ha voluto chiarire pubblicamente la propria posizione, sottolineando come la separazione sia stata una scelta unilaterale della società. Una precisazione che ha chiuso definitivamente ogni interpretazione su possibili dimissioni volontarie.
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Parallelamente, si è lavorato alla parte economica dell’uscita. L’accordo è stato raggiunto dopo ore di trattative, con il riconoscimento dell’intero compenso previsto fino alla scadenza naturale del contratto, fissata al 2027. Un’intesa accompagnata da una clausola di riservatezza, prassi consolidata nelle separazioni della gestione Friedkin.
Il risultato è una rottura netta, arrivata senza un vero punto di incontro e segnata da frizioni fino all’ultimo dettaglio. Un epilogo che si inserisce in una gestione caratterizzata da frequenti cambi ai vertici e che segna la fine di un rapporto che, solo pochi mesi prima, veniva presentato come centrale nel futuro del club.
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Fonti: La Gazzetta dello Sport, Il Tempo, La Repubblica
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