Un sogno da rincorrere fino all’ultimo secondo, come nei finali che non si scrivono ma si vivono. La Roma arriva all’ultima giornata con un filo di speranza per la qualificazione in Champions League, appesa a due condizioni: battere il Torino e sperare in un regalo del destino – con le sembianze dell’ex Di Francesco – che possa fermare la Juventus in Laguna. Sì, perché se i bianconeri non vincono a Venezia, ai giallorossi potrebbe bastare un successo all’Olimpico (di Torino) per scavalcarli e agguantare il quarto posto.
Un’impresa che avrebbe il sapore della favola, considerando da dove si è partiti. Ranieri ha preso la Roma in una situazione drammatica, dodicesima in classifica, senza certezze, con una squadra smarrita. Oggi, alla sua ultima panchina prima del passaggio nel ruolo di consigliere dei Friedkin, Claudio ha riportato l’orgoglio, la solidità e soprattutto la dignità a una piazza che sembrava condannata a un altro campionato anonimo.
La notte dei miracoli (mezzi)
Perché sì, servirà un mezzo miracolo. Un pareggio della Juve sarebbe sufficiente a spalancare le porte della Champions alla Roma, che al momento ha un solo punto in meno e una differenza reti di poco inferiore. Si spera in un passo falso della squadra di Tudor, condizionata da diverse assenze in difesa e da un ambiente carico di tensioni, ma pur sempre favorita. Dall’altra parte, Di Francesco non può fare regali: anche il suo Venezia è obbligato a vincere per evitare guai peggiori.
Ranieri, l’uomo del destino
Il tecnico romano sa che sarà una partita difficile. “Il Torino per DNA è una squadra che lotta sempre”, ha detto alla vigilia. Ma sa anche che il calcio, ogni tanto, restituisce qualcosa. E magari, lo fa proprio con il volto di chi ha sempre dato tutto per la Roma. Con lui in panchina, la squadra ha ritrovato compattezza e fiducia, e chiudere il suo percorso con un accesso in Champions sarebbe un epilogo degno del personaggio.
Il conto salato dei Friedkin
Ma al di là del verdetto finale, qualcosa dovrà cambiare. Perché in tre anni il Napoli ha vinto due scudetti con una strategia semplice: scegliere bene l’allenatore, accontentarlo sul mercato e sostenerlo nei momenti bui. A Roma, invece, si è speso tanto, ma si è sbagliato troppo. E oggi, nonostante investimenti pesanti, si guarda (ancora) Bologna, Atalanta, Napoli, Milan e Inter andare in Champions.
Per questo, la sfida con il Torino vale più dei tre punti: è un esame finale, un banco di prova per la squadra e per la proprietà. Se si sbaglia ancora, si resterà fuori dai grandi palcoscenici per il sesto anno di fila. Se invece la notte sarà quella giusta, si potrà scrivere l’epilogo più romantico: Ranieri che saluta lasciando in dote una Roma europea. Di prima fascia.
Fonti: Il Messaggero / Gazzetta dello Sport / Il Romanista / Corriere della Sera
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