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Santi, poeti, navigatori e direttori

Santi, poeti, navigatori e direttori

LR24 ( AUGUSTO CIARDI ) – I padri padroni da una parte, i delegati con elevato peso specifico dall’altra. Il calcio italiano un tempo votato ai proprietari accentratori ha svoltato al bivio per l’estero. Fondi e consorzi, faccendieri spesso troppo aff…

LR24 ( AUGUSTO CIARDI ) - I padri padroni da una parte, i delegati con elevato peso specifico dall'altra. Il calcio italiano un tempo votato ai proprietari accentratori ha svoltato al bivio per l'estero. Fondi e consorzi, faccendieri spesso troppo affaccendati che non hanno il tempo di curare direttamente gli interessi del club rilevato, o sfaccendati improvvisati che il più delle volte hanno mandato in rovina le società acquistate o mai acquistate fermandosi alla promessa di matrimonio. C'era una volta la categoria dei dirigenti italiani . Fiore all'occhiello quasi quanto gli allenatori formati a Coverciano. Da Italo Allodi in poi, hanno saputo accompagnare e spesso tenere testa ai presidenti storici della Serie A con cui lavoravano. Fateci caso, quando oggi parliamo di dirigenti di livello, spesso ci ritroviamo a nominare ultrasessantenni come Marotta , Corvino e Sartori , se non addirittura a Galliani , abbracciando sia gli amministrativi sia quelli da area tecnica. Gente che già lavorava quando ancora i club italiani erano gestiti da imprenditori italiani. Nelle ultime venti stagioni hanno abdicato Sensi , Moratti , Berlusconi , in parte gli Agnelli , Della Valle , per non parlare di Rozzi , Anconetani , Spinelli e Preziosi . Non si torna indietro, le figure mitologiche degli anni ottanta e novanta non le rivedremo più. Il problema è che sono sempre meno i dirigenti che oggi farebbero comodo alle proprietà forestiere . Chi li ha se li tiene stretti. Gli altri improvvisano. Sperando che gli vada bene. La Roma in questo è campione del mondo . L'ultimo periodo dell'era Sensi, fra mille difficoltà, aveva Pradè direttore sportivo e Montali consulente. La prima Roma americana sembrava un po' a tutti che avesse fatto le cose al meglio, riportando Baldini , che ricordavamo fiero e battagliero scudiero di Franco Sensi, e Sabatini , direttore sportivo con pochi rivali sul mercato. Proprietà nuova, apparentemente danarosa, che delegava gente appartenente da anni al sistema calcio. Andò male: il direttore sportivo fu fagocitato dai media e si piacque assai nel ruolo di frontman improvvisato, perché era l'unico a parlare in quanto Baldini era tornato a suo dire senza sapere perché stesse tornando, creando squilibri e ambiguità di interpretazioni e di definizione dei ruoli. Da quel momento, il caos . Perché la Roma non ha soltanto cambiato mille allenatori ma anche mille dirigenti . Probabilmente l'organigramma perfetto di una società italiana sarebbe composto da Beppe Marotta vertice rappresentativo e operativo, Giovanni Sartori direttore sportivo e Gabriele Oriali a fare da ponte fra squadra, allenatore e società. Sessantanove anni Marotta, sessantanove anni Sartori, settantatré anni Oriali. Pantaleo Corvino alzerebbe l'età media perché l'anagrafe chiama settantasei anni. D'altronde questo è il Paese in cui si parla del giovane Massara, un giovane di cinquantasette anni . Il problema sta nel ricambio generazionale. A tanti dirigenti messi improvvidamente nelle stanze che contano, perché a digiuno di gavetta, provenienti da uffici legali o da mondi imprenditoriali distanti anni luce dal calcio, si alternano giovani ex calciatori che hanno smesso da una manciata di anni di giocare a pallone e da quel momento sono in frenetica ricerca di identità post carriera, passando dagli studi televisivi alla panchina, dal mondo del mercato in cui provano a fare gli agenti alla scrivania. Ancora più spesso finiscono col tornare in tv o ad avere ruoli meramente simbolici. Non a caso ora per la rinascita della Nazionale si fanno i nomi di Baggio , Del Piero e Maldini . Alla managerialità degli stranieri, l'Italia risponde con l'album della Panini . Un problema serio, di non facile soluzione. Anche perché c'è una tendenza che induce a considerare un valore aggiunto l'appartenenza territoriale. Se dieci anni fa ti azzardavi a dire che alla Roma servivano Marotta e Oriali, ti rispondevano in modo sprezzante di andartene a vivere a Milano perché la Roma deve essere dei romani. Perché bisogna conoscere l'ambiente. E infatti… In the box - @augustociardi

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