La fine era già scritta tra le righe, come quelle storie che non hanno bisogno di un finale rumoroso per lasciare il segno. La Roma e Claudio Ranieri si salutano così, senza piatti che volano, ma con il peso specifico di 525 giorni vissuti intensamente. Un addio amaro ma che sa di gratitudine, quello dei Friedkin , per un uomo che ha trattato Trigoria come casa e la Roma come famiglia. E forse proprio per questo fa ancora più scalpore. Perché dietro la compostezza istituzionale, si nasconde una frattura vera, profonda, emersa tutta in quelle parole su Gasperini e che hanno cambiato gli equilibri che hanno acceso una miccia mai davvero spenta. Ranieri lo aveva scelto, proposto, sostenuto. Poi la virata improvvisa: una "quarta scelta" che ha scosso l'ambiente e imposto una riflessione immediata alla proprietà. E i Friedkin non hanno esitato. Hanno ascoltato, separatamente, prima uno e poi l'altro. Hanno pesato ogni dettaglio, ogni sfumatura. Poi la decisione: avanti con Gasperini. Un segnale chiaro, netto, quasi brutale nella sua semplicità. La continuità del progetto avviato a luglio vale più di tutto. Anche di un simbolo. Il confronto decisivo è arrivato mercoledì, dopo due giorni di riflessione intensa anche del consulente. Dan Friedkin e Ranieri si sono parlati, senza giri di parole. Il presidente ha ribadito la linea: fiducia totale in Gasp. E con rispetto, quello vero, ha scelto insieme a Claudio di interrompere il rapporto con un anno d'anticipo. Una separazione logica, forse inevitabile. Sicuramente la più semplice per ricucire una crepa dentro Trigoria che rischiava di diventare voragine. Oggi arriveranno gli annunci ufficiali, le parole in conferenza stampa di Gasperini, forse anche quelle di Ranieri lontano dal Fulvio Bernardini. Si cerca un'uscita elegante, senza strappi. Perché Sir Claudio non è uno qualunque. È un pezzo di storia romanista, uno di quelli cresciuti nel cuore della Capitale, con quella maglia addosso sin dagli anni 70. E certe storie meritano rispetto fino all'ultimo capitolo. [...] Tutto si è incrinato li, quattordici giorni fa, quando Ranieri ha scelto la linea dura: "Abbiamo posto 5-6 allenatori in estate, tre poi non sono venuti e alla fine ha deciso la società. Lo abbiamo scelto per quello che ha fatto all'Atalanta con i giovani" . Parole pesanti, senza ritorno. Gasperini ha incassato, ha atteso, poi ha risposto con freddezza: "Questo pubblico non merita il teatrino visto questa settimana, ma non voglio essere messo sullo stesso piano perché io non ho risposto a Ranieri" . E la Roma ha scelto. Ha scelto il lavoro, la crescita, l'identità costruita in questa stagione. Ha scelto Gasperini, i suoi metodi, la valorizzazione dei giovani, l'ordine riportato nello spogliatoio del Fulvio Bernardini. Una squadra che, senza gli infortuni, avrebbe occupato una posizione diversa, sicuramente dentro al quartetto delle qualificate in Champions . Ora però cambia tutto. Senza Ranieri, Gasperini diventa ancora più centrale. Più responsabilità, più voce, più peso. In un club che continua a navigare senza figure dirigenziali forti e definite. E allora gli scenari si moltiplicano: il futuro di Massara , le scelte di mercato, i nodi sui medici, i rinnovi. E poi quel ritorno che sa di destino: Francesco Totti di nuovo in giallorosso. Perché a Roma le storie non finiscono mai davvero. Si trasformano, si rincorrono. Per un romano che saluta, un altro può tornare. E la sensazione è che questo sia solo l'inizio di un nuovo capitolo tutto da scrivere, ma col rispetto per chi ha chiuso quello precedente.
(corsport)
La fine era già scritta tra le righe, come quelle storie che non hanno bisogno di un finale rumoroso per lasciare il segno. La Roma e Claudio Ranieri si salutano così, senza piatti che volano, ma con il peso specifico di 525 giorni vissuti intensam…
La fine era già scritta tra le righe, come quelle storie che non hanno bisogno di un finale rumoroso per lasciare il segno. La Roma e Claudio Ranieri si salutano così, senza piatti che volano, ma con il peso specifico di 525 giorni vissuti intensamente. Un addio amaro ma che sa di gratitudine, quello dei Friedkin , per un uomo che ha trattato Trigoria come casa e la Roma come famiglia. E forse proprio per questo fa ancora più scalpore. Perché dietro la compostezza istituzionale, si nasconde una frattura vera, profonda, emersa tutta in quelle parole su Gasperini e che hanno cambiato gli equilibri che hanno acceso una miccia mai davvero spenta. Ranieri lo aveva scelto, proposto, sostenuto. Poi la virata improvvisa: una "quarta scelta" che ha scosso l'ambiente e imposto una riflessione immediata alla proprietà. E i Friedkin non hanno esitato. Hanno ascoltato, separatamente, prima uno e poi l'altro. Hanno pesato ogni dettaglio, ogni sfumatura. Poi la decisione: avanti con Gasperini. Un segnale chiaro, netto, quasi brutale nella sua semplicità. La continuità del progetto avviato a luglio vale più di tutto. Anche di un simbolo. Il confronto decisivo è arrivato mercoledì, dopo due giorni di riflessione intensa anche del consulente. Dan Friedkin e Ranieri si sono parlati, senza giri di parole. Il presidente ha ribadito la linea: fiducia totale in Gasp. E con rispetto, quello vero, ha scelto insieme a Claudio di interrompere il rapporto con un anno d'anticipo. Una separazione logica, forse inevitabile. Sicuramente la più semplice per ricucire una crepa dentro Trigoria che rischiava di diventare voragine. Oggi arriveranno gli annunci ufficiali, le parole in conferenza stampa di Gasperini, forse anche quelle di Ranieri lontano dal Fulvio Bernardini. Si cerca un'uscita elegante, senza strappi. Perché Sir Claudio non è uno qualunque. È un pezzo di storia romanista, uno di quelli cresciuti nel cuore della Capitale, con quella maglia addosso sin dagli anni 70. E certe storie meritano rispetto fino all'ultimo capitolo. [...] Tutto si è incrinato li, quattordici giorni fa, quando Ranieri ha scelto la linea dura: "Abbiamo posto 5-6 allenatori in estate, tre poi non sono venuti e alla fine ha deciso la società. Lo abbiamo scelto per quello che ha fatto all'Atalanta con i giovani" . Parole pesanti, senza ritorno. Gasperini ha incassato, ha atteso, poi ha risposto con freddezza: "Questo pubblico non merita il teatrino visto questa settimana, ma non voglio essere messo sullo stesso piano perché io non ho risposto a Ranieri" . E la Roma ha scelto. Ha scelto il lavoro, la crescita, l'identità costruita in questa stagione. Ha scelto Gasperini, i suoi metodi, la valorizzazione dei giovani, l'ordine riportato nello spogliatoio del Fulvio Bernardini. Una squadra che, senza gli infortuni, avrebbe occupato una posizione diversa, sicuramente dentro al quartetto delle qualificate in Champions . Ora però cambia tutto. Senza Ranieri, Gasperini diventa ancora più centrale. Più responsabilità, più voce, più peso. In un club che continua a navigare senza figure dirigenziali forti e definite. E allora gli scenari si moltiplicano: il futuro di Massara , le scelte di mercato, i nodi sui medici, i rinnovi. E poi quel ritorno che sa di destino: Francesco Totti di nuovo in giallorosso. Perché a Roma le storie non finiscono mai davvero. Si trasformano, si rincorrono. Per un romano che saluta, un altro può tornare. E la sensazione è che questo sia solo l'inizio di un nuovo capitolo tutto da scrivere, ma col rispetto per chi ha chiuso quello precedente.
(corsport)


