LR24 ( MIRKO BUSSI ) - La crescita e la conseguente diffusione di analisi più approfondite nel racconto del calcio ha permesso di spostare gli elementi di discussione da una botola di luoghi comuni. Il discorso, andando nel profondo, a volte però rischia di perdere la natura primitiva del calcio. L'essenza più pura, quella umana, trattandosi di un gioco condotto, diretto ed espresso da uomini. Con tutto ciò che ne consegue, immersi nelle loro emozioni, percezioni e relazioni che inevitabilmente contaminano la partita. Il rischio dell'analisi, queste comprese, è di rendere il campo da calcio un ambiente asettico. Al contrario, come si è visto domenica sera in Verona-Roma , le emozioni sono ancora una sfera determinante, in grado di influenzare i comportamenti, anche tattici, di una squadra.
#VeronaRoma / #PostMatch 1/5 "Giocare con le emozioni" Le analisi, come queste anche, a volte rischiano di far sembrare il calcio asettico. Al contrario, il calcio è costantemente esposto a perturbazioni. In particolare quelle emotive, come visto domenica. Eccone alcuni effetti. pic.twitter.com/ymrmwf4Yrc
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) May 26, 2026
Tant'è che domenica sera la Roma ha chiuso il primo tempo con il 74% di possesso e 8,2 come indice di PPDA , entrambi i dati nettamente superiori alla media stagionale, riassumendo così una partita che vedeva una disparità di valore estrema per le squadre in campo. Per la Roma l'ultima giornata di campionato, al di là degli effetti economici, significava raggiungere un obiettivo ripetutamente mancato negli ultimi anni. Per il Verona serviva a salutare degnamente Serie A e tifosi in casa. Il verso della partita lo rispecchiava nel suo sviluppo, seppur fosse di Bowie il maggior rimpianto dei primi 45'.
Poi, un doppio snodo cruciale: Verona che rimane in 10 al 50', Roma che passa in vantaggio al 56'. La logica farebbe pensare ad una pendenza definitiva della partita. Se il calcio, appunto, fosse un ambiente asettico, un calcolo matematico. In realtà, dal vantaggio in poi la Roma perderà progressivamente sempre più possesso, e così controllo sugli eventi, e non riuscirà a mostrarsi aggressiva nelle riconquiste del pallone come le era venuto facile per un tempo. 43% a 57% il calcolo percentuale del possesso del pallone nell'ultimo quarto d'ora, 13.5 il valore di PPDA (passaggi concessi all'avversario prima di un'azione difensiva) registrato nella ripresa dalla Roma, 5 punti sopra quello del primo tempo. La Roma, in sostanza, col passare del tempo e col peso crescente del risultato aveva perso controllo del pallone e aderenza sull'avversario.
#VeronaRoma / #PostMatch 3/5 Allo stesso modo, nel 2T, nonostante la superiorità, la Roma non riusciva ad essere aggressiva come nel 1T. Il PPDA crescerà dagli 8,2 dei primi 45', fino ai 13,5 della ripresa. La tensione crescente ha ritardato la reattività in alcuni adattamenti. pic.twitter.com/PMcjSJcNZR
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) May 26, 2026
Nella ripresa, più volte, verrà inquadrato Gasperini mentre chiedeva ai suoi, con toni più o meno accesi, di sfruttare quella superiorità numerica per uscire con costruzioni più pazienti. La tensione, però, faceva tendere la Roma sempre di più verso giocate dirette, nell'illusorio tentativo di allontanare il pericolo. In realtà, come da assioma, più velocemente tenti di avanzare col pallone e più velocemente questo potrà tornarti indietro come contrattacco avversario .
L'episodio scelto all'89' ne fornisce un esempio pratico: su una punizione a ridosso della propria area di rigore, Svilar sceglie il rinvio lungo. 5 secondi dopo, sul duello aereo vinto dal Verona, la squadra di Sammarco riesce a verticalizzare su Bowie che guadagna una punizione all'altezza della metà campo e consentirà al Verona di riversarsi tutto nell'area romanista. Dopo 30 secondi, in pratica, considerando il tempo lordo della preparazione, Svilar si ritroverà l'area invasa da 5 avversari pronti a contendere una punizione lunga.
Allo stesso modo l'aggressività della Roma senza palla diminuirà per un ritardo nella riorganizzazione dei riferimenti dopo l'espulsione di Valentini e la scelta del Verona di riconvertirsi in un 4-3-1. Nel post sopra, al 67', si nota come Hermoso si rivolga in direzione di Gasperini per capire come scalare sui riferimenti visto che la Roma, nonostante la superiorità numerica, ora rischiava di approcciarsi in inferiorità sulla costruzione del Verona . Soulé, infatti, finiva per prendere in consegna Akpa Akpro, mezzala di parte, costringendo così Rensch ad uscire sul terzino avversario. Gasperini, più volte, chiedeva invece una gestione differente: Soulé si sarebbe dovuto occupare del riferimento in ampiezza, Nelsson, con Hermoso che avrebbe a quel punto rotto in avanti per assorbire la mezzala. Servirà del tempo, e un paio di sostituzioni, per riequilibrare il tutto. In un ambiente emotivo che intanto continuava a surriscaldarsi.
#VeronaRoma / #PostMatch 5/5 L'identità che Gasperini ha saputo dare, e ancor di più difendere, durante la stagione ha aumentato l'autoefficacia della squadra. Vale sempre la pena ricordare che i giocatori prendono le loro scelte mediamente all'85% della frequenza cardiaca massima.
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) May 26, 2026
Uno dei grafici più chiari per misurare la pressione emotiva di una squadra lo si vede, poi, sull'altezza della linea su punizioni distanti , dove solitamente, nei minuti finali, gli avversari finiscono in mucchio a ridosso dell'area avversaria. Su due punizioni, tra l'87' e l'88', si vede come la Roma collassi facilmente verso o all'interno della propria area di rigore quasi in un istinto di protezione. Due fotogrammi presi a caso da finali di altre partite, contro l'Udinese all'Olimpico e col Milan a San Siro, spiegano invece i comportamenti più razionali in situazioni simili. D'altronde vale la pena di ricordare che i giocatori, mediamente, prendono le loro decisioni all'85% della frequenza cardiaca massima.
LR24 ( MIRKO BUSSI ) – La crescita e la conseguente diffusione di analisi più approfondite nel racconto del calcio ha permesso di spostare gli elementi di discussione da una botola di luoghi comuni. Il discorso, andando nel profondo, a volte però…
LR24 ( MIRKO BUSSI ) - La crescita e la conseguente diffusione di analisi più approfondite nel racconto del calcio ha permesso di spostare gli elementi di discussione da una botola di luoghi comuni. Il discorso, andando nel profondo, a volte però rischia di perdere la natura primitiva del calcio. L'essenza più pura, quella umana, trattandosi di un gioco condotto, diretto ed espresso da uomini. Con tutto ciò che ne consegue, immersi nelle loro emozioni, percezioni e relazioni che inevitabilmente contaminano la partita. Il rischio dell'analisi, queste comprese, è di rendere il campo da calcio un ambiente asettico. Al contrario, come si è visto domenica sera in Verona-Roma , le emozioni sono ancora una sfera determinante, in grado di influenzare i comportamenti, anche tattici, di una squadra.
#VeronaRoma / #PostMatch 1/5 "Giocare con le emozioni" Le analisi, come queste anche, a volte rischiano di far sembrare il calcio asettico. Al contrario, il calcio è costantemente esposto a perturbazioni. In particolare quelle emotive, come visto domenica. Eccone alcuni effetti. pic.twitter.com/ymrmwf4Yrc
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) May 26, 2026
Tant'è che domenica sera la Roma ha chiuso il primo tempo con il 74% di possesso e 8,2 come indice di PPDA , entrambi i dati nettamente superiori alla media stagionale, riassumendo così una partita che vedeva una disparità di valore estrema per le squadre in campo. Per la Roma l'ultima giornata di campionato, al di là degli effetti economici, significava raggiungere un obiettivo ripetutamente mancato negli ultimi anni. Per il Verona serviva a salutare degnamente Serie A e tifosi in casa. Il verso della partita lo rispecchiava nel suo sviluppo, seppur fosse di Bowie il maggior rimpianto dei primi 45'.
Poi, un doppio snodo cruciale: Verona che rimane in 10 al 50', Roma che passa in vantaggio al 56'. La logica farebbe pensare ad una pendenza definitiva della partita. Se il calcio, appunto, fosse un ambiente asettico, un calcolo matematico. In realtà, dal vantaggio in poi la Roma perderà progressivamente sempre più possesso, e così controllo sugli eventi, e non riuscirà a mostrarsi aggressiva nelle riconquiste del pallone come le era venuto facile per un tempo. 43% a 57% il calcolo percentuale del possesso del pallone nell'ultimo quarto d'ora, 13.5 il valore di PPDA (passaggi concessi all'avversario prima di un'azione difensiva) registrato nella ripresa dalla Roma, 5 punti sopra quello del primo tempo. La Roma, in sostanza, col passare del tempo e col peso crescente del risultato aveva perso controllo del pallone e aderenza sull'avversario.
#VeronaRoma / #PostMatch 3/5 Allo stesso modo, nel 2T, nonostante la superiorità, la Roma non riusciva ad essere aggressiva come nel 1T. Il PPDA crescerà dagli 8,2 dei primi 45', fino ai 13,5 della ripresa. La tensione crescente ha ritardato la reattività in alcuni adattamenti. pic.twitter.com/PMcjSJcNZR
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Nella ripresa, più volte, verrà inquadrato Gasperini mentre chiedeva ai suoi, con toni più o meno accesi, di sfruttare quella superiorità numerica per uscire con costruzioni più pazienti. La tensione, però, faceva tendere la Roma sempre di più verso giocate dirette, nell'illusorio tentativo di allontanare il pericolo. In realtà, come da assioma, più velocemente tenti di avanzare col pallone e più velocemente questo potrà tornarti indietro come contrattacco avversario .
L'episodio scelto all'89' ne fornisce un esempio pratico: su una punizione a ridosso della propria area di rigore, Svilar sceglie il rinvio lungo. 5 secondi dopo, sul duello aereo vinto dal Verona, la squadra di Sammarco riesce a verticalizzare su Bowie che guadagna una punizione all'altezza della metà campo e consentirà al Verona di riversarsi tutto nell'area romanista. Dopo 30 secondi, in pratica, considerando il tempo lordo della preparazione, Svilar si ritroverà l'area invasa da 5 avversari pronti a contendere una punizione lunga.
Allo stesso modo l'aggressività della Roma senza palla diminuirà per un ritardo nella riorganizzazione dei riferimenti dopo l'espulsione di Valentini e la scelta del Verona di riconvertirsi in un 4-3-1. Nel post sopra, al 67', si nota come Hermoso si rivolga in direzione di Gasperini per capire come scalare sui riferimenti visto che la Roma, nonostante la superiorità numerica, ora rischiava di approcciarsi in inferiorità sulla costruzione del Verona . Soulé, infatti, finiva per prendere in consegna Akpa Akpro, mezzala di parte, costringendo così Rensch ad uscire sul terzino avversario. Gasperini, più volte, chiedeva invece una gestione differente: Soulé si sarebbe dovuto occupare del riferimento in ampiezza, Nelsson, con Hermoso che avrebbe a quel punto rotto in avanti per assorbire la mezzala. Servirà del tempo, e un paio di sostituzioni, per riequilibrare il tutto. In un ambiente emotivo che intanto continuava a surriscaldarsi.
#VeronaRoma / #PostMatch 5/5 L'identità che Gasperini ha saputo dare, e ancor di più difendere, durante la stagione ha aumentato l'autoefficacia della squadra. Vale sempre la pena ricordare che i giocatori prendono le loro scelte mediamente all'85% della frequenza cardiaca massima.
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) May 26, 2026
Uno dei grafici più chiari per misurare la pressione emotiva di una squadra lo si vede, poi, sull'altezza della linea su punizioni distanti , dove solitamente, nei minuti finali, gli avversari finiscono in mucchio a ridosso dell'area avversaria. Su due punizioni, tra l'87' e l'88', si vede come la Roma collassi facilmente verso o all'interno della propria area di rigore quasi in un istinto di protezione. Due fotogrammi presi a caso da finali di altre partite, contro l'Udinese all'Olimpico e col Milan a San Siro, spiegano invece i comportamenti più razionali in situazioni simili. D'altronde vale la pena di ricordare che i giocatori, mediamente, prendono le loro decisioni all'85% della frequenza cardiaca massima.


