LR24 ( MIRKO BUSSI ) - Era Genova ma sembrava Cagliari. Una strategia avversaria simile, le difficoltà ripetute della Roma in quel contesto, un prodotto offensivo di 7 tiri, di cui appena uno in porta , che si posiziona appena sotto soltanto alla sfida persa contro la squadra di Pisacane a dicembre, dove però l'inferiorità numerica per quasi un tempo complicò ulteriormente lo scenario.
Per arrivare al primo pallone toccato da Malen bisogna scrollare in avanti la partita di oltre 18 minuti , alla fine del primo tempo la Roma rientrerà negli spogliatoi con 0,08xG creati : abbastanza per sottolineare le difficoltà che ha avuto la squadra di Gasperini a rendere redditizio quel 62% di possesso accumulato nella prima frazione.
#GenoaRoma / #PostMatch 2/4 L'aggressività del Genoa spingeva la Roma in un vortice di giocate dirette da cui raramente riusciva a trarne vantaggio. I quadrilateri di progressione in ampiezza, svuotando totalmente il centro, finivano facilmente soffocati dalla pressione avversaria. pic.twitter.com/oYoCdoNXcf
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) March 10, 2026
La forte aggressività del Genoa spingeva la Roma in un vortice di giocate dirette da cui riusciva a guadagnarne ben poco, viste le caratteristiche di Malen, Pellegrini o Venturino. Da qui il cambio all'intervallo tra l'ex Genoa e Cristante. Quando poi la Roma tentava di orientarsi sulle solite giocate esterne, lì la squadra di De Rossi scalava con forza, in parità numerica, soffocando le trame mnemoniche in catena.
La tendenza romanista ad aprire tutti i propri "costruttori" all'esterno del blocco avversario , come si vede nella prima foto del post sopra, finiva per facilitare gli inneschi della pressione avversaria. Scavalcare o girare intorno alla pressione può ridurre i rischi in costruzione ma, allo stesso tempo, ne depotenzia la pericolosità.
#GenoaRoma / #PostMatch 4/4 Anche la situazione più pericolosa (gol annullato a Malen) scaturisce da una ricezione interna di El Aynaoui in seguito a una riconquista alta di Koné. In costruzione o su possessi consolidati, la Roma fatica a innescare giocatori in quelle posizioni. pic.twitter.com/voHrnry6DC
— Mirko Bussi (@MirkoBussi) March 10, 2026
Non è un caso, infatti, che quel poco di buono raccolto la Roma l'ha trovato passando per corridoi centrali , all'interno della struttura di pressione avversaria. L'angolo dell'1-1, ad esempio, nasce a seguito di una progressione centrale di Pellegrini che segue a una seconda palla guadagnata proprio all'interno del blocco del Genoa. Da qui, poi, l'inserimento interno di Mancini porterà il difensore romanista alle soglie centrali dell'area di rigore avversaria, scegliendo solo a quel punto di rifinire esternamente col cross di Pellegrini che decreterà l'angolo di lì a poco favorevole a Ndicka.
Ancora più evidente l'importanza di ricezioni interne nella miglior situazione creata dalla Roma "open play", quella del gol annullato a Malen . Sulla riconquista offensiva di Koné, infatti, Tsimikas riesce a trovare El Aynaoui in posizione centrale, in quella che nel dizionario del gioco posizionale è definita come "zona 14", la più prelibata. Da lì si aprirà la fessura centrale per Malen che si vedrà invalidare la sua unica occasione della partita. Una situazione, però, che la Roma raramente ricerca e, di conseguenza, fatica ad innescare in particolare contro squadre aggressive o che si siedono in blocchi più bassi. Rendendo quasi d'intralcio quel 61% di possesso accumulato in tutta la partita che, per di più, ha viaggiato ben al di sotto della media, già bassa, di tempo effettivo della Serie A, attestandosi appena al 47% del tempo giocato.
LR24 ( MIRKO BUSSI ) – Era Genova ma sembrava Cagliari. Una strategia avversaria simile, le difficoltà ripetute della Roma in quel contesto, un prodotto offensivo di 7 tiri, di cui appena uno in porta , che si posiziona appena sotto soltanto all…
LR24 ( MIRKO BUSSI ) - Era Genova ma sembrava Cagliari. Una strategia avversaria simile, le difficoltà ripetute della Roma in quel contesto, un prodotto offensivo di 7 tiri, di cui appena uno in porta , che si posiziona appena sotto soltanto alla sfida persa contro la squadra di Pisacane a dicembre, dove però l'inferiorità numerica per quasi un tempo complicò ulteriormente lo scenario.
Per arrivare al primo pallone toccato da Malen bisogna scrollare in avanti la partita di oltre 18 minuti , alla fine del primo tempo la Roma rientrerà negli spogliatoi con 0,08xG creati : abbastanza per sottolineare le difficoltà che ha avuto la squadra di Gasperini a rendere redditizio quel 62% di possesso accumulato nella prima frazione.
#GenoaRoma / #PostMatch 2/4 L'aggressività del Genoa spingeva la Roma in un vortice di giocate dirette da cui raramente riusciva a trarne vantaggio. I quadrilateri di progressione in ampiezza, svuotando totalmente il centro, finivano facilmente soffocati dalla pressione avversaria. pic.twitter.com/oYoCdoNXcf
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La forte aggressività del Genoa spingeva la Roma in un vortice di giocate dirette da cui riusciva a guadagnarne ben poco, viste le caratteristiche di Malen, Pellegrini o Venturino. Da qui il cambio all'intervallo tra l'ex Genoa e Cristante. Quando poi la Roma tentava di orientarsi sulle solite giocate esterne, lì la squadra di De Rossi scalava con forza, in parità numerica, soffocando le trame mnemoniche in catena.
La tendenza romanista ad aprire tutti i propri "costruttori" all'esterno del blocco avversario , come si vede nella prima foto del post sopra, finiva per facilitare gli inneschi della pressione avversaria. Scavalcare o girare intorno alla pressione può ridurre i rischi in costruzione ma, allo stesso tempo, ne depotenzia la pericolosità.
#GenoaRoma / #PostMatch 4/4 Anche la situazione più pericolosa (gol annullato a Malen) scaturisce da una ricezione interna di El Aynaoui in seguito a una riconquista alta di Koné. In costruzione o su possessi consolidati, la Roma fatica a innescare giocatori in quelle posizioni. pic.twitter.com/voHrnry6DC
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Non è un caso, infatti, che quel poco di buono raccolto la Roma l'ha trovato passando per corridoi centrali , all'interno della struttura di pressione avversaria. L'angolo dell'1-1, ad esempio, nasce a seguito di una progressione centrale di Pellegrini che segue a una seconda palla guadagnata proprio all'interno del blocco del Genoa. Da qui, poi, l'inserimento interno di Mancini porterà il difensore romanista alle soglie centrali dell'area di rigore avversaria, scegliendo solo a quel punto di rifinire esternamente col cross di Pellegrini che decreterà l'angolo di lì a poco favorevole a Ndicka.
Ancora più evidente l'importanza di ricezioni interne nella miglior situazione creata dalla Roma "open play", quella del gol annullato a Malen . Sulla riconquista offensiva di Koné, infatti, Tsimikas riesce a trovare El Aynaoui in posizione centrale, in quella che nel dizionario del gioco posizionale è definita come "zona 14", la più prelibata. Da lì si aprirà la fessura centrale per Malen che si vedrà invalidare la sua unica occasione della partita. Una situazione, però, che la Roma raramente ricerca e, di conseguenza, fatica ad innescare in particolare contro squadre aggressive o che si siedono in blocchi più bassi. Rendendo quasi d'intralcio quel 61% di possesso accumulato in tutta la partita che, per di più, ha viaggiato ben al di sotto della media, già bassa, di tempo effettivo della Serie A, attestandosi appena al 47% del tempo giocato.


