"Ariecchime", parola romana che mette insieme l'ari che sta per "di nuovo" (il ritorno, la ripetizione), "l'ecco" che fa la presentazione e il "me", che poi, alla fine, "civis romanus sum", che il marchese del Grillo tradusse nell'iconico "io so' io…". E' anche un vecchio gioco di strada, la cavallina Questo della riconquistata Champions è un altro gioco. Dice che la Champions mancava alla Roma da sette anni, ma forse è vero il contrario: Roma è mancata alla Champions per tutto questo tempo, nel quale i merengues del Real, i citizens di Guardiola, i birrai del Bayern o gli "allons enfants" del Psg (citati uno per ciascuno dei campionati altrui), i famosi "Five Majors", serie A esclusa, giacché stenta a rientrarci), si sono dovuti accontentare di quel poco o tanto che altre città, altra gente, possono offrire in confronto al tutto che è di Roma. (...) Il veleno di Verona: anche Romeo ne fu vittima, figurarsi un rugantino giallorossoi. Ma l'attimo, si sa, è fuggente e quindi fuggì. Le cose e la Champions furono rimesse a posto, come al loro posto, tornarono in un amen la Roma e Roma, la squadra e la città che le dà il nome, che hanno nel destino dell'eterno sia lo ieri, che l'oggi, che il domani, dall'aratro di Romolo al drone del più scafato dronista (con la "d" in tempi grami di tronisti in bella vista e corsa all'auditel). Così, se il calcio è, come dicono tutti a partire dai sociologi che vanno allo stadio per guardare il pubblico e non la partita (disse Bufalino), uno specchio della vita, questo "Roma fra i grandi" o "i grandi a Roma" è forse il segnale di un sentiero ripreso che s'allargherà, magari, fino a divenire un "buen camino". (...)
(Il Messaggero)
“Ariecchime”, parola romana che mette insieme l’ari che sta per “di nuovo” (il ritorno, la ripetizione), “l’ecco” che fa la presentazione e il “me”, che poi, alla fine, “civis romanus sum”, che il marchese del Grillo tradusse nell’iconico “io so’ io…”….
"Ariecchime", parola romana che mette insieme l'ari che sta per "di nuovo" (il ritorno, la ripetizione), "l'ecco" che fa la presentazione e il "me", che poi, alla fine, "civis romanus sum", che il marchese del Grillo tradusse nell'iconico "io so' io…". E' anche un vecchio gioco di strada, la cavallina Questo della riconquistata Champions è un altro gioco. Dice che la Champions mancava alla Roma da sette anni, ma forse è vero il contrario: Roma è mancata alla Champions per tutto questo tempo, nel quale i merengues del Real, i citizens di Guardiola, i birrai del Bayern o gli "allons enfants" del Psg (citati uno per ciascuno dei campionati altrui), i famosi "Five Majors", serie A esclusa, giacché stenta a rientrarci), si sono dovuti accontentare di quel poco o tanto che altre città, altra gente, possono offrire in confronto al tutto che è di Roma. (...) Il veleno di Verona: anche Romeo ne fu vittima, figurarsi un rugantino giallorossoi. Ma l'attimo, si sa, è fuggente e quindi fuggì. Le cose e la Champions furono rimesse a posto, come al loro posto, tornarono in un amen la Roma e Roma, la squadra e la città che le dà il nome, che hanno nel destino dell'eterno sia lo ieri, che l'oggi, che il domani, dall'aratro di Romolo al drone del più scafato dronista (con la "d" in tempi grami di tronisti in bella vista e corsa all'auditel). Così, se il calcio è, come dicono tutti a partire dai sociologi che vanno allo stadio per guardare il pubblico e non la partita (disse Bufalino), uno specchio della vita, questo "Roma fra i grandi" o "i grandi a Roma" è forse il segnale di un sentiero ripreso che s'allargherà, magari, fino a divenire un "buen camino". (...)
(Il Messaggero)



